4. La calunnia dei milioni/miliardi di donne picchiate

Secondo le femministe, in ogni paese ci sono milioni di donne picchiate, in ogni paese la situazione è più grave che in tutti gli altri paesi, ed il totale mondiale sarebbe un miliardo [Propaganda femminista “One billion rising”].

Ad esempio, femministe italiane hanno emanato “consigli di sopravvivenza: da parte delle donne italiane alle donne straniere”  secondo cui “l’Italia è al primo posto per quantità di violenze maschili e domestiche”. Nella realtà, l’Italia è uno dei paesi con minore incidenza di omicidi femminili (figura 2) e di stupri (tabella 3).

Vediamo come sono stati ottenuti questi dati falsi.

Su commissione del ministero che le femministe chiamano Orwellianamente “Pari Opportunità”, l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT, il dipartimento Statistiche sociali dell’Istat è diretto da una signora,  Linda Laura Sabbadini, autrice di dichiarazioni quali “c’è l’urgenza di istituire e attuare meccanismi di limitazione della presenza maschile al potere”) ha telefonato a qualche decina di migliaia di italiane (ignorando gli italiani, che pure hanno pagato questa ricerca sessista costata milioni di Euro), chiedendo indirettamente se, a loro dire, hanno subito violenza domestica.  Nessun controllo è stato fatto sulla veridicità delle risposte, ed i risultati appaiono così assurdi che l’ISTAT stessa avverte che vanno “analizzati con cautela”.  L’on. Sgarbi più esplicitamente dice che si tratta di dati “allarmistici e fasulli, infamia contro l’Italia”.

Secondo i dati ISTAT ci sarebbero 5 milioni di donne picchiate e

  • le regioni più violente sarebbero l’Emilia Romagna (ove il 38% delle donne sarebbero vittime!) mentre la Calabria sarebbe la meno violenta;
  • nelle città la percentuale di donne vittime (42%) sarebbe maggiore che in campagna;
  • avrebbe subito violenza il 17,6% delle donne che hanno solo la licenza elementare, il 28,9% per cento di quelle con licenza media ed  il 46,2% per cento delle laureate.

Ovviamente i dati veri mostrerebbero tendenze opposte: dagli stessi dati risulta quindi che l’indagine telefonica ha misurato non la violenza ma la sua percezione, che è stata influenzata dalla propaganda “siamo tutte vittime”, più forte fra le femministe urbane scolarizzate delle regioni rosse piuttosto che nelle campagne del meridione.

Per massimizzare il numero di donne vittime, è stato dilatato fino al ridicolo il concetto di violenza domestica.
Ad esempio sono state classificate come vittime, a loro insaputa, le donne che hanno risposto “sì” a domande di questo genere:

  • Suo marito la ha criticata per il modo di vestirsi?
  • Suo marito la ha criticata per il modo di cucinare?
  • Suo marito controlla quanto spende?

Una signora ha preso alla lettera la teoria femminista ed ha chiamato la polizia, denunciando il marito perché non voleva mangiare la  zuppa da lei cucinata,  chiedendo l’intervento di una pattuglia.

Lo stesso trucco è stato usato in altri paesi.

In Spagna, una donna veniva catalogata come “maltrattata” se rispondeva di sì ad una domanda del tipo

  • “Le chiede dove vuole andare senza di lui?” o
  • “Ironizza o non considera le sue idee?” o
  • “Dice cose che la imbarazzano davanti ai figli?”.

Alla fine i giornali strombazzano “milioni di donne maltrattate” e quasi nessuno va a spulciare il contenuto reale della ricerca.

In Francia, questi metodi adottati da una inchiesta telefonica francese effettuata dall’ENVFF, sono stati criticati da intellettuali come Marcela Iacub, Hervé Le Bras e Elisabeth Badinter:

«Lo sconcerto aumenta quando si scopre che queste pressioni psicologiche — che ricevono la più alta percentuale di risposte positive — rientrano nel coefficiente totale della violenza coniugale, assieme agli “insulti e minacce verbali”, al “ricatto affettivo” e, sullo stesso piano delle “aggressioni fisiche” e dello “stupro e altre prestazioni sessuali forzate”!». [Elisabeth Badinter, “Fausse route”, edizioni Odile Jacob].

L’ISTAT si è poi superata, effettuando un nuovo sondaggio sulla violenza che le donne subirebbero sul luogo di lavoro, e concludendo che più di 10 milioni di lavoratrici sarebbero state molestate.  Le lavoratrici in totale sono 9.2 milioni.

In ossequio alla dottrina femminista queste analisi vengono effettuate interrogando solo donne.
Un team di ricercatori italiani ha posto le stesse domande  a uomini trovando una tasso di uomini classificabili come vittima di violenza femminile pari al tasso di donne classificabili come vittime di violenza maschile: i risultati sono riassunti in tabella 1.  [P.G. Macrì et al., “Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile”, Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, vol. VI (2012) 30].

Entrambi i tassi sono inattendibili (eccessivi a causa della natura tendenziosa delle domande), ma il loro rapporto è attendibile: la violenza domestica non ha genere.

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10 pensieri su “4. La calunnia dei milioni/miliardi di donne picchiate

  1. Affermare: “Quasi tutto quello che ci hanno indotto a credere in materia di violenza domestica è falso. Non esiste nessuna violenza di genere” è semplicemente falso. Posta dei dati in cui adulti vengono picchiati dai bambini e poi vediamo se non esiste la violenza di genere.

    • La violenza sui bambini è un problema diverso. Comunque, anche in questo campo sono diffusi pregiudizi erronei. La realtà è che i bambini subiscono la maggior parte delle violenze (circa i 2/3) ad opera della madre. Le analisi più serie sono quelle USA, ed in particolare il Rapporto congiunto del US Department of Health and Human Services (DHHS) e Bureau of Justice Statistics (BJS), National Clearinghouse on Child Abuse and Neglect Information, ‘Child Abuse Statistics by Relationship’, March 2013.

      Per andare sul sicuro consideriamo il reato più grave ed indiscutibile, l’omicidio di un bambino. Il 62% degli infanticidi sono commessi da donne. Incredibilmente, il pregiudizio contro gli uomini entra nei tribunali che giudicano in base al sesso della persona accusata:

      Madri infanticide: 20% in carcere in Italia, 27% in USA.
      Padri infanticidi: 84% in carcere in Italia, 72% in USA.

      Ania Wilczunski, nell’articolo “MAD OR BAD? Child-Killers, Gender and the Courts” pubblicato sul British Journal of Criminology, scrive:

      «I tribunali trattano in modo diverso padri e madri che hanno ucciso i loro figli in tutte le fasi del processo,
      secondo il presupposto che “gli uomini sono cattivi e normali, le donne sono matte ed anormali”.
      Le donne hanno minori probabilità di venire processate, e predominantemente evitano la galera
      venendo sottoposte a cure psichiatriche. Gli uomini ricevono sentenze normali e vengono incarcerati»

      • Certo che le donne commettono più infanticidi: sono loro che gestiscono nella maggior parte dei casi i bambini e subiscono lo stress familiare dell’educazione. A partire dalle prime fasi: non si è mai sentito parlare di depressione post partum per i maschi…ma solo per le femmine. Ma se consideri la violenza fine a se stessa e i fenomeni ad essi legata, sono certamente più i papà ad usare le mani nell’educazione dei figli.

        “150 milioni di bambine e 73 milioni di bambini sotto i 18 anni sono stati sottoposti nel 2002 a rapporti sessuali forzati o ad altre forme di violenza che includono il contatto fisico molesto” dati ONU. E secondo te i molestatori chi erano per lo più? maschi o femmine? Io non dico che ci sia una fenomeno femminista che tende a sottolineare gli aspetti violenti del maschio medio. Ma negare che ci sia una violenza e come negare che ci sia stato un Olocausto.

      • Per fortuna 223 milioni di abusi all’anno è cifra irreale, che corrisponde a dire che ogni bambino al mondo verrebbe abusato 2 volte. La cifra reale è probabilmente 100-1000 volte minore.

  2. La stima è stata fatta nel 2002, forse non mi sono espresso bene, non che SOLO nel 2002 ci siano state quelle violenze. Potete vedere i dati che vi ho portato direttamente sul sito dell’UNICEF, qui: http://www.unicef.it/doc/4929/endviolence.htm

    Ma il punto non era quello, e sei volutamente passato oltre. Il punto è che la violenza di genere esiste. Un’altro esempio ovvio è quello sugli animali: quante persone sono state abbandonate per strada dai cani durante le ferie estive? Sono esempi volutamente stupidi, atti a far comprendere come le diversità nella violenza esistono eccome.

  3. Pingback: Make love not feminism

  4. Ciao, grazie per queste 4 pagine di fatti.

    Qualche considerazione.

    Prima di tutto complimenti per la pazienza con la quale rispondi a chi non avendo mai letto niente su questo argomento rimane ovviamente spaesato nell’apprendere le cifre reali e cade nel ridicolo con argomentazioni (vere e proprie capriole cognitive) che lo portano lontano dallo spirito scientifico con cui tu affronti l’argomento.
    E allora eccoli dire cose tipo

    ” “i dati dicono che il tasso di donne uccise è basso in paesi come Italia, Grecia, Giappone, dove sono più diffusi i tradizionali ruoli di genere”
    E non è proprio questo il punto? Dove la donna accetta il ruolo tradizionale, imposto, e non se ne discosta, ecco che la violenza contro di lei è minore. E’ proprio questo che si afferma, ovvero che la donna è costretta ad accettare un ruolo, altrimenti viene (s)oppressa anche fisicamente.”

    (Se i dati avessero detto che in Italia, Grecia e Giappone il tasso era piu’ alto avrebbe probabilmente cominciato la frase con “E non e’ questo il punto?”)

    Oppure, stupendo

    “Certo che le donne commettono più infanticidi: sono loro che gestiscono nella maggior parte dei casi i bambini e subiscono lo stress familiare dell’educazione. Ma se consideri la violenza fine a se stessa e i fenomeni ad essi legata, sono certamente più i papà ad usare le mani nell’educazione dei figli.”

    (Notare l’uso del termine “certamente” a supporto dell’argomentazione ferrea)

    Oppure ancora

    “Ci sono dei problemi, ce ne sono tanti. Uno di questi è la violenza domestica contro le donne.”

    (Questo lettore proprio si rifiuta di pronunciare le parole “contro” e “uomini”. Quasi un comandamento, non pronunciare contro e uomini invano.)

    Mi stupisco appunto che ancora rispondi a gente che argomenta cosi’, voglio dire, io non ne avrei la pazienza e ho perso molti amici nel corso del mio viaggio di approfondimendo della realta’ sociale italiana e dell’occidente in genere. Complimenti davvero

    A questa gente io ripeto spesso la seguente metafora:

    Nel 280 avanti cristo Aristarco descrisse per la prima volta il sistema eliocentrico. Tuttavia il sistema geocentrico colla divina armonia delle sfere rotanti che sembra essere nato con Pitagora era piu’ “bello”. Ipparco e Tolomeo lo scolpirono nella mente degli uomini per i secoli dei secoli. Per fare cio’ dovettero fare i conti con infinite contraddizioni e aggiustare il modello introducendo innumerevoli ipotesi ad hoc che lo privavano di molta di quella bellezza e di quella divina armonia da cui il modello prendeva spunto.
    La stessa attitudine (Kanheman e Tverski parlerebbero di anchoring o framing) porta oggi gente come quella dei commenti qua sopra a muoversi dal presupposto che la donna nella nostra societa’ e’ in una posizione di inferiorita’ e l’uomo di superiorita’. IPSE DIXIT. E’ cosi’. Punto. Anche messa di fronte alle fredde cifre questa gente cerca sempre di colorarle di rosa e di incorniciarle nei suoi canoni vittima-predatore, sfruttato-sfruttatore che il femminismo propaganda a suon battuto su tutti i media mondiali. E da li’ le capriole e i salti mortali di cui sopra.

    C’e’ poi un’altro lato ironico della faccenda. Nell’immaginario collettivo la parola femminismo evoca scenari di lotta per i diritti che trovano ovviamente sostegno nella societa’ civile. Quello che tanta gente si e’ perso e’ la parabola contorta del femminismo. Un’involuzione che ha spostato il nucleo della riflessione dai diritti delle donne alle colpe degli uomini. E la gente non si rende conto (1) della misura della diffusione di questo femminismo e (2) di quanto in profondita’ il suo messaggio becero e’ andato, facendo dei danni sociali enormi. Come hai detto bene tu nella parte introduttiva, se qualcuno dicesse che gli asini volano molto probabilmente Amnesty International, la UE e l’ONU non lo ripeterebbero in un comunicato. Cosa che invece hanno fatto per diffondere la calunnia che esiste un problema chiamato violenza di genere. Questo perche’ sparare sugli uomini ad alzo zero e’ oggi una cosa socialmente accettata perche’ ci e’ stato detto a tamburo battente che se lo meritano. Che sono degli oppressori. Io avrei detto quanto tu hai detto in modo leggermente diverso Ovvero, se qualcuno avesse detto che tutte le donne sono prostitute (affermazione che secondo me ha la stessa valenza generalista/sessista da bar dello sport di “tutti gli uomini sono violenti”) lo avrebbero detto ad Amnesty per fare una campagna in favore degli uomini che chiedono il divorzio? Questo per far capire a chi e’ oggi frastornato dal verbo femminista la gravita’ inaudita del diffondere una tale affermazione senza alcun dato a supportarla. L’unione europea!

    Per finire mi riallaccio all’ultimo tema, a me caro, che hai trattato, ovvero la lotta senza esclusione di colpi per l’affidamento dei bambini. A quei lettori che dicono

    “Non credo qui si tratti di “nemico”, di qualcuno che fa una campagna “per togliere i bambini ai padri separati”.”

    io dico solo: Entrate nel mondo della scienza. Imparate ad amare i numeri, il vostro solo amico.

    Andate a leggere le cifre. https://www.youtube.com/watch?v=S60gZppi7oM

    L’accusa di violenza in tema di affidamento e’ l’arma numero uno delle donne. Lungi da me dire che TUTTE le donne la usano. Purtroppo alcune la usano e con successo. Perche’? Perche’ c’e’ un substrato culturale fertile alle spalle che dice che se c’e’ puzza di violenza allora molto probabilmente c’e’ stata. E chi lo ha creato questo substrato? I numeri? Non sembra proprio, stando ai dati che abbiamo visto…

    Ciao, di nuovo grazie per questo spazio di approfondimento su un tema oggi taboo

  5. Pingback: L’ISTAT torna a manipolare i dati per calunniare gli uomini

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