1. La calunnia della prima causa di morte per le donne

La violenza maschile è la prima causa di morte delle donne italiane!  Lo dicono principali giornali e televisioni, giornaliste della televisione pubblica, spot ministeriali.  Sta scritto in documenti firmati da politici da partiti di sinistra come il PD.

Sarà vero?

Una persona mentalmente normale capisce subito che è una falsità colossale.
Se fosse vero, ci sarebbero conseguenze demografiche come durante una guerra mondiale. Se ci fosse una guerra mondiale, ce saremmo accorti.

Una persona con un minimo di conoscenze di matematica, può rapidamente stimare che i dati sono stati falsificati gonfiandoli del 200000% circa.
Il ragionamento è semplice: in Italia ci sono 60 milioni di persone, metà sono donne che vivono in media 80 anni.  Quindi ogni anno muoiono 375mila donne, cioè circa 1000 al giorno. Però di omicidi ce n’è solo circa uno al giorno, ed in massima parte vengono uccisi uomini.

La  falsità colossale della prima causa di morte
sta scritta su documenti ufficiali dell’Unione Europea

Raccomandazione 1582 del 2002: “Statistics shows that for women between 16 and 44 years of age, domestic violence is thought to be the major cause of death and invalidity, ahead of cancer, road accidents and even war”.

degli Stati Uniti, delle Nazioni Unite, ed anche italiani.
Veniva usata in campagne di (dis)informazione di organizzazioni internazionali come Amnesty International e del nostro Ministero delle Pari Opportunità. In America, cercavano di far credere che le vittime di femminicidio erano più degli attentati dell’11 settembre.
Tutto falso, ma la paura riduce la capacità di ragionare del cervello umano. È il metodo per far passare leggi illiberali grazie a politici che, per stupidità, pigrizia o complicità, assecondano queste follie del femminismo.

Vediamo quindi di mostrare i dati veri e precisi. Esistono varie versioni della calunnia della prima causa di morte, e sono tutte grottescamente false, in tutti i paesi del mondo. In Italia:

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Figura 1: Media annuale dei decessi femminili in Italia dal 2002 al 2006 per causa di morte.

La vere causa di morte in ordine di importanza sono mostrate in figura 1: malattie cardiocircolatorie (45%); tumori (25%); altre malattie; incidenti (4%);  gli omicidi (0.05%) sono un fenomeno del tutto trascurabile.  Di questi, solo una parte sono dovuti a conflitti familiari.

Ad esempio, i soli disturbi psichici provocano 100 volte più decessi femminili degli omicidi.
Se  una donna disturbata su 100 ha perso il contatto con la realtà terrorizzata da questa calunniosa propaganda, chi la sostiene ha causato più morti degli omicidi.  Ad esempio Corriere della Sera, “Il patto per uccidersi delle artiste in lotta contro il femminicidio”, 7/9/2013.

Gregory Andersen, attivista di Men’s Health Australia, ha indagato su questa calunnia. Visto che il Comitato per le Pari Opportunità presso il Consiglio d’Europa la riportava, scrisse alla allora Segreteria Tanja E. J. Kleinsorge, chiedendo informazioni sulla fonte dei dati.  La  risposta fu:

“sfortunatamente devo ammettere che neanche io conosco la fonte.  Il documento in questione è stato scritto prima che io arrivassi”.

Gregory Andersen ha quindi chiesto chiarimenti ad Amnesty International che la utilizzava in proprie campagne, ottenendo come risposta che la famigerata affermazione “è stata citata facendo riferimento a sorgenti precedenti senza andare a cercare la sorgente originale.  È diventata un mito urbano.  Abbiamo cercato la sorgente originale…”. In seguito a ciò Amensty ha correttamente ammesso l’errore, smentendo le proprie campagne precedenti:

La campagna globale di Amnesty International contro la violenza sulle donne ha fatto uso dell’affermazione, attribuita al Consiglio d’Europa, secondo cui “la violenza domestica è la prima causa di morte e disabilità per le donne fra i 16 ed i 44 anni e causa più morti e malattie del cancro e degli incidenti stradali”.

Questa affermazione non corrisponde ai dati cui si riferisce. Viene quindi cancellata dal materiale di Amnesty International, per venire rimpiazzata dalla frase seguente:

“Secondo uno studio del 1994 basato su dati di un esercizio di modellizzazione della Banca Mondiale, fra 10 cause e fattori di rischio considerati per la morte e la disabilità di donne fra i 15 ed i 44 anni, lo stupro e la violenza domestica erano cause maggiori del cancro, incidenti di veicoli a motore, guerre e malaria.” [Lori L. Heise, Jacqueline Pitanguy e Adrienne Germain, 1994, Violence against Women: The Hidden Health Burden (World Bank Discussion Paper 255), World Bank]

Secondo Amensty la sorgente originale sono tre signore che lavoravano nella Banca Mondiale.
Dopo aver sostenuto che la violenza maschile danneggiasse l’economia, due di loro hanno ottenuto fondi per combatterla. Il loro articolo è solo un “esercizio di modellizzazione” (cioè numeri messi più o meno a caso) secondo cui, in alcuni paesi del terzo mondo, la violenza domestica sarebbe la nona causa di morte, specificando tuttavia che “la violenza domestica è inclusa a scopo illustrativo” (tabella 5, pagina 17 [L. Heise, J. Pitanguy, A. Germain, “Violence against women: the hidden health burden” World Bank discussion papers, 1994]).
Inoltre, secondo la loro stessa tabella B.7, più di metà della violenza intenzionale sarebbe “auto-inflitta” e gli uomini subirebbero tre volte più violenza delle donne.

Altri attribuiscono la fonte originale ad una femminista americana, che dopo essere andata un giorno a contare i decessi in un grande ospedale, avrebbe scritto che la prima causa di morte è la violenza maschile.

Quale che sia l’origine di questa balla, se una va in giro a raccontare che gli asini volano, ONU, EU, USA non riprendono  questa affermazione in documenti ufficiali. La balla della prima causa di morte si è diffusa perché c’era  la volontà politico-criminale di calunniare gli uomini.

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